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Seconda Edizione de “Il Fuoriclasse” all’Alberghiero di Ariano

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La Seconda Edizione de “Il Fuoriclasse” si è aperta con i saluti del Dirigente scolastico, dott.ssa Tiziana Aragiusto, che ha sottolineato il valore formativo di una manifestazione che permette agli alunni dell’Alberghiero di Ariano di conoscere un’eccellenza del territorio, l’olio Evo Ravece Dop e i suoi numerosi ambasciatori. L’Istituto è onorato di ospitare, prosegue la Dirigente, i protagonisti di una filiera complessa qual è quella del Ravece e lo ha dimostrato attraverso un’organizzazione interna altrettanto complessa, resa possibile grazie alla collaborazione di docenti, studenti e personale ATA.

La Vicesindaca, prof.ssa Grazia Vallone, ha invitato i ragazzi a guardare lontano per riuscire a vedere il futuro con fiducia, perché le istituzioni lavorano anche per questo obiettivo. Basti pensare al nuovo Istituto Alberghiero che sta sorgendo nel centro storico di Ariano Irpino, un’opera che lega scuola e territorio nel segno della definizione della propria identità attraverso la conoscenza delle nostre eccellenze, tra cui il Ravece Dop.
La giornata, ricca di iniziative, ha avuto inizio con la tavola rotonda tra istituzioni, chef, produttori e giornalisti, aperta dall’ideatore della manifestazione, prof. Giacomo Pastore, che ha ricordato come la scuola, che ogni giorno promuove l’integrazione tra gli alunni, sia il soggetto giusto per favorire l’integrazione tra tutti gli attori legati alla filiera dell’olio Ravece Dop.
Il giornalista de Il Mattino, Luciano Pignataro, ha moderato il confronto e ha parlato degli Istituti Alberghieri come delle “caserme del Made in Italy”, dove gli alunni costituiscono le “truppe” educate all’uso dei prodotti del proprio territorio, come il Ravece Dop, giustamente definito “Il Fuoriclasse” perché apprezzato anche al di fuori della provincia di Avellino. La passione del prof. Pastore per il territorio, continua Pignataro, è infinita, e ne è testimonianza questa Seconda Edizione de “Il Fuoriclasse”, che rappresenta un esempio di speranza per gli alunni impegnati in ciò che desiderano con passione e competenza.
Il patron del ristorante Maeba, Nico Mattia, nonché vicepresidente del Biodistretto d’Irpinia, ha parlato dei diversi modi di valorizzare l’olio Ravece, che per le sue caratteristiche organolettiche si presta a utilizzi vari attraverso insoliti accostamenti. L’importanza della tavola rotonda, ha sottolineato Mattia, risiede nella capacità di portare all’attenzione di tutti il grande lavoro svolto in agricoltura per portare nelle cucine e sulle nostre tavole l’olio Ravece.
Puccio Fischetti, del ristorante Oasis, riprendendo il ragionamento sui diversi modi di utilizzare l’olio, ha fatto un excursus storico, parlando di quando veniva impiegato per trattare alcune malattie della pelle, fino agli usi odierni in cucina, dove viene utilizzato per mantecare il riso al posto del burro o per realizzare dolci e gelati.
Luca Martusciello, presidente di Unisapori – Comitato Olioturismo, ha illustrato il lavoro svolto dall’Osservatorio, partecipato da Regione e Università, evidenziando come l’olivicoltura sia un settore che necessita del supporto della ricerca universitaria. Questo ha permesso la creazione del corso per assaggiatori, del primo corso universitario di olioturismo finalizzato a sviluppare nuove competenze nel settore dell’accoglienza e del turismo, e del centro interdipartimentale che unisce diversi indirizzi universitari, come Farmacia, Agraria e Scienze della Comunicazione. L’olio Ravece rappresenta al meglio i nostri contadini perché, come loro, la pianta di ulivo è resistente e resiliente: cresce su terreni impervi e resiste ai cambiamenti climatici. Per questo motivo, l’olio Ravece deve diventare un brand capace di rappresentare al meglio la nostra terra.
Michele Masuccio, presidente del Consorzio di Tutela Dop Irpinia Colline dell’Ufita – Ravece, ha espresso la propria soddisfazione per l’iniziativa, che consente anche di ricordare un concorso che si svolgeva ad Ariano negli anni passati, nella prima decade di dicembre, durante il quale venivano premiati i produttori di olio Evo Ravece, e che sarebbe utile rilanciare attraverso la collaborazione di tutti i protagonisti della filiera.
Secondo Salvatore Moscariello, vicepresidente dell’Ordine degli Agronomi e Forestali della provincia di Avellino, gli agronomi sono vicini agli agricoltori per unire tutta la filiera, dal campo al frantoio: un lavoro fondamentale in una nazione come l’Italia, dove le eccellenze abbondano ed è indispensabile fare sistema per superare i confini nazionali.
Angelo Lo Conte, di Slow Food Campania, ha ricordato la figura di Tommasino Vitale, che invitava a usare l’olio su ogni piatto. In questo modo, l’olio Ravece ha contribuito a valorizzare anche altre varietà irpine. Il distretto olivicolo irpino è di tutto rispetto, continua Lo Conte, grazie alla presenza di una filiera integrata tra agricoltori, frantoiani, ristoratori e scuola, che deve essere fucina di professionalità sempre più rare. Importante, a tal proposito, sarebbe rilanciare il concorso “Premio del Tricolle”, che per genesi rientrava tra i primi cinque concorsi nazionali.
Giovanni Maria Chieffo, rivolgendosi agli alunni, li invita a conoscere il passato per vivere il presente con consapevolezza: trent’anni fa l’agricoltura dell’Irpinia era finalizzata ad arrotondare il reddito degli artigiani; oggi, grazie all’Europa e ai giovani contadini irpini, l’economia rurale sta contribuendo allo sviluppo dell’intero territorio provinciale. La prima Dop in Irpinia e in Italia è stata la Castagna di Montella, che ha aiutato a far conoscere le aree interne della Campania. Allo stesso modo, l’olio Ravece Dop può aiutare la città di Ariano Irpino e i comuni della Valle Ufita a superare i confini locali per entrare nel circuito turistico nazionale e internazionale.
Francesco Petitto presidente dell’AIPO, invita a riflettere sul fatto che, in questa giornata dedicata al Ravece, il “Fuoriclasse” non è solo l’olio, ma soprattutto l’Istituto Alberghiero che l’ha organizzata. L’olioturismo è lo strumento migliore per racchiudere un territorio in una bottiglia e farlo conoscere in tutto il mondo, insieme al suo patrimonio culturale. La scuola ha un ruolo fondamentale nella promozione di questa straordinaria varietà e del territorio che la ospita da decine di secoli.
Luciano D’Aponte, dirigente per la valorizzazione e promozione agroalimentare della Regione Campania, pone l’accento sullo scarso utilizzo della Dop da parte dei produttori, un punto debole che non favorisce l’olioturismo. In Campania, nel 2024, grazie all’impegno dell’allora Presidente della Commissione Agricoltura on. Maurizio Petracca, sono state approvate due leggi: una sull’enoturismo e l’altra sull’olioturismo. Il dirigente regionale ha inoltre illustrato un nuovo progetto pilota, nato a Grottaminarda, sulla pizza campana e l’utilizzo dell’olio Dop, nonché la presenza dei produttori irpini presso il padiglione dell’America’s Cup all’interno del Vinitaly 2026.
Il prof. Montuori, insieme a un’alunna dell’indirizzo agrario dell’Istituto “G. De Gruttola”, ha presentato due progetti di olioturismo già realizzati: a Villamaina, dove gli alunni hanno curato il parco comunale e rimesso in produzione alcune piante di ulivo al suo interno, e ad Ariano Irpino, dove sono stati realizzati quattro percorsi di olioturismo con relative mappe interattive.
A concludere la tavola rotonda è stata l’assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, che ha ringraziato la dirigente scolastica per l’impeccabile organizzazione dell’evento e, rivolgendosi agli alunni, li ha invitati ad approfondire le opportunità offerte dal mondo dell’agricoltura, dell’enogastronomia e del turismo: ambiti interconnessi e in continua evoluzione. Basti pensare alla nuova PAC 2028–2032 o a esperienze consolidate come la cooperativa Nuovo Cilento, che riunisce ben 450 produttori guidati da un giovane agricoltore. La Regione sta facendo molto per il settore olivicolo, con lo stanziamento di 12,8 milioni di euro, ma può fare ancora di più sul fronte del Piano olivicolo nazionale, dove dovrebbe prevalere un modello rispettoso dell’identità e delle caratteristiche orografiche dei nostri territori. L’olio Ravece rappresenta l’identità del nostro territorio, un’identità che dobbiamo far conoscere con orgoglio, per trasmettere lo stesso sentimento alle nuove generazioni.